Martedì 19 marzo 2024 ore 20,30
al TEATRO DELLE ALI

ATIR – Nidodiragno
Supplici

di Euripide
traduzione Maddalena Giovannelli e Nicola Fogazzi

drammaturgia a cura di Gabriele Scotti
regia Serena Sinigaglia

con Matilde Facheris, Maria Pilar Pérez Aspa, Arianna Scommegna, Giorgia Senesi, Virginia Zini, Sandra Zoccolan, Debora Zuin

produzione ATIR – Nidodiragno/CMC – Fondazione Teatro Due, Parma
con il sostegno di NEXT 2021/2022 progetto di Regione Lombardia e Cariplo
in collaborazione con Cinema Teatro Agorà, Cernusco sul Naviglio

Premio della Critica 2022 ANCT – Associazione Nazionale Critici di Teatro

BIGLIETTI
intero € 25
ridotto € 22
Accademia Arte & Vita € 15

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oppure nella biglietteria del Teatro in Via Maria SS. Guadalupe 5 a Breno, aperta il martedì e il venerdì dalle 17.30 alle 18.30 e la sera dello spettacolo a partire dalle ore 20.00. In caso di sold-out la sera dello spettacolo verrà predisposta una lista d’attesa (senza garanzia di partecipazione).

Uno spettacolo potente, con sette attrici travolgenti, rigorose in ogni passaggio, che grazie “alla formidabile regia di Serena Sinigaglia (così si legge nella motivazione del Premio della Critica 2022 ANCT) parte dal teatro classico per indagare e raccontare il nostro presente”. Uno spettacolo dove antico e contemporaneo si guardano, si specchiano l’uno con l’altro, si nutrono a vicenda, dove il crollo dei valori dell’umanesimo e il prevalere della forza sono i temi che emergono, dove il dolore e la pietà delle madri che hanno perso i figli si riverbera in quello di un intero paese che ha perso i propri eroi, dove si intrecciano le riflessioni “politiche” (sulla polis) per rendere questa tragedia, un unicum per l’antichità, non distante da questioni contemporanee.

NOTE DI REGIA

«Amo i classici da sempre. Con essi imparo cos’è il teatro e cos’è l’essere umano. Con i contemporanei imparo a conoscere la realtà presente e l’epoca in cui vivo. Insomma classico e contemporaneo si riguardano, si specchiano l’un con l’altro, si nutrono a vicenda. Come tradizione e innovazione. Da anni voglio affrontare “Le supplici” di Euripide: adesso è arrivato il momento di farlo. Il crollo dei valori dell’umanesimo, il
prevalere della forza, dell’ambiguità più feroce, il trionfo del narcisismo e della pochezza emergono da questo testo per ritrovarsi intatti tra le pieghe dei giorni stranianti e strazianti che stiamo vivendo.
È incredibile quanto una scrittura che risale al 423 a.C. risuoni chiara e forte alle orecchie di un cittadino del terzo millennio. La democrazia ateniese fa acqua da ogni parte, contraddice i suoi stessi valori, è populismo che finge di affermare i sacri valori della libertà. È manipolazione a tratti persino grossolana, si chiama democrazia ma assomiglia troppo ad un’oligarchia. Sembra lo strumento migliore per scansare le responsabilità e restare ad ogni costo sempre e comunque impuniti. È la legge del più forte, anche se apparentemente garantisce spazio e parola a tutti.
Le supplici sono le sette madri degli eroi uccisi presso le porte di Tebe. Giungono ad Atene per implorare Teseo: recuperi i cadaveri dei vinti, dei figli uccisi, a costo di fare guerra a Tebe che non li vuole restituire. Tebe sotto la tirannide di Creonte, Atene sotto la democrazia di Teseo.
Ancora una volta una stranezza: può essere la democrazia in mano ad una persona sola? Non è una contraddizione in termini?
Il discorso tanto caro a Euripide, che parla di pacifismo e amore tra i popoli, di dolore e di pietà di queste madri che hanno perso i figli, di un intero paese che ha perso i propri eroi, si intreccia con un sottile ragionamento politico, capace di rendere questa tragedia un unicum per l’antichità.
Sette madri, sette attrici: Matilde Facheris, Maria Pilar Pérez Aspa, Arianna Scommegna, Giorgia Senesi, Virginia Zini, Sandra Zoccolan, Deborah Zuin. Queste attrici straordinarie, a cui mi lega un lungo sodalizio artistico, interpreteranno dunque il coro delle supplici e saranno anche, di volta in volta, i diversi personaggi della tragedia: Teseo, l’araldo tebano, Etra, Adrasto, il messaggero, il coro dei bimbi,
Atena. Un rito funebre che si trasforma in un rito di memoria attiva, un andare a scandagliare le ragioni politiche che hanno portato alla morte i figli e più in generale alla distruzione dei valori dell’umanesimo. Che siano le donne a compiere questo viaggio di
ricostruzione e conoscenza mi è parso necessario e naturale.»

Serena Sinigaglia